korogocho
Questa è Korogocho..........
si estende su un'area di 1,5 kmq ed è situata nella zona est di Nairobi su terreno in parte di proprietà del governo e in parte di proprietà di un privato.
E' la quarta baraccopoli di Nairobi per numero di abitanti. E' una delle zone più densamente abitate e instabili tra gli slum di Nairobi. Probabilmente oggi vivono a Korogocho 100-120 mila persone stipate in baracche di fango e lamiera.
Gran parte di queste persone sono sfollati vittime di precedenti sfratti in altre aree urbane di Nairobi e non solo: molti sono migranti dalle zone rurali, mentre altri sono rifugiati illegali.
Le baracche sono attaccate le une alle altre, divise soltanto da viottoli angusti che sono , allo stesso tempo, fogna e scolo. Le strade sono impraticabili durante le piogge o estremamente polverose negli altri periodi dell'anno. L'immondizia viene accumulata a lato delle strade dove spesso viene direttamente bruciata.
La scarsità di acqua corrente rimane uno dei problemi più gravi di Korogocho, unitamente alla mancanza di infrastrutture, opportunità di lavoro, programmi d'istruzione, elettricità, appropriate misure igieniche, luoghi di aggregazione e svago per giovani e bambini.
Lo slum confina con la discarica di Dandora dove confluiscono i rifiuti di tutta l'area urbana di Nairobi. Costituisce una risorsa preziosa per i numerosi scavengers (cercatori) che sopravvivono grazie alla loro attività di recupero e riciclaggio dei rifiuti. La discarica è anche oggetto di grandi interessi economici di poche persone che sfruttano la debolezza di questi disperati.
I problemi più rilevanti della baraccopoli sono: disoccupazione (che è altissima), povertà, illegalità, criminalità, insicurezza e malattie quali la tubercolosi, l'ameba, la malaria, il tifo e l'AIDS, in grande diffusione e difficile da curare anche per il costo elevato delle medicine: si stima che almeno un terzo della popolazione delle baraccopoli abbia contratto il virus.
Molti giovani e bambini, orfani e poveri, affollano lo slum senza alcuna speranza per il futuro. Sono facili preda di droga, prostituzione e alcolismo. Moltissimi bambini di strada ( street children ) per sfuggire ai morsi della fame si “ fanno ” sniffando colla.
L'educazione primaria è ancora di difficile accesso per gran parte dei bambini poveri e orfani dello slum, a causa della mancanza di fondi statali e di infrastrutture, nonostante dal 2003 la scuola primaria sia stata dichiarata gratuita per tutti. Proliferano quindi le scuole informali private che consentono però un basso livello educativo.
Amani !
giovedì 30 ottobre 2008
Armi Italiane al Marocco
(da www.nigrizia.it)
E la legge 185?
Alenia, gruppo Finmeccanica, ha venduto a Rabat quattro aerei da trasporto militare, un affare da 130 milioni di euro. Eppure la legge 185 del ’90 vieta la vendita di armi a paesi belligeranti. E il Marocco ha un contenzioso decennale con il popolo sarahwi per il Sahara Occidentale. Ma nessuno protesta.
Alenia Aeronautica, società di Finmeccanica, ha firmato un contratto con il Marocco per la fornitura di quattro aerei da trasporto militare C 27 J. Il valore della commessa, siglata nei giorni scorsi, è di 130 milioni di euro.
L’aereo può svolgere diverse funzioni: trasporto truppe, lancio di materiali e di paracadutisti, ricerca e soccorso antincendio e supporto a operazioni di protezione civile.
Il velivolo è già stato ordinato da Italia, Grecia, Romania, Bulgaria e Lituania. Alle Forze Armate di Washington è stato consegnato, ultimamente, il primo dei 78 aerei della commessa miliardaria statunitense, un successo per Finmeccanica che apre le porte ad altre eventuali forniture. Essere fornitori del Pentagono costituisce ovviamente un importante biglietto da visita per altri mercati. Infatti, all’accordo con il Marocco potrebbero seguirne altri, secondo Finmeccanica, da parte di alcuni paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Il contratto marocchino, tuttavia, appare in contrasto con la legge 185 del 1990 che disciplina il commercio delle armi “made in Italy”. La legge vieta, in particolare, le vendite ai paesi belligeranti. Rabat occupa militarmente da decenni l’ex Sahara spagnolo, difeso da uno degli ultimi muri della Terra, lungo quasi tremila chilometri. Nel territorio conteso dal Fronte Polisario, secondo le deliberazioni Onu, dovrà svolgersi un referendum che ne sancisca lo status. Nonostante i tentativi di mediazione a livello internazionale, il governo di Rabat continua a rimandare la data della consultazione, e nel frattmepo favorisce il trasferimento dei suoi cittadini nell'area, per alterare i rapporti di forza. Va ricordato che proprio per la questione del Sahara Occidentale, il Marocco è stato espulso dall’Organizzazione per l’Unità Africana (oggi Unione africana) e la suo posto è presente la Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd).
Inoltre, il Marocco, secondo le denunce anche del Parlamento europeo, ha collaborato con gli Usa nelle extraordinary rendition, cioè nei sequestri di presunti terroristi islamici spediti in paesi, soprattutto mediorientali, per estorcere confessioni, spesso mediante tortura. Amnesty international ha riportato la notizia sulla possibile esistenza, peraltro da verificare, di un centro di detenzione segreto sul territorio marocchino.
La notizia del contratto non ha suscitato reazioni, nonostante il rafforzamento dell’apparato militare di Rabat non aiuti a risolvere, in via diplomatica, il problema dell’ex Sahara spagnolo. Del resto, il governo italiano è in evidente conflitto d’interessi: da un lato deve garantire l’applicazione della legge, dall’altro è azionista di riferimento, mediante il ministero dell’economia, di Finmeccanica, di cui riscuote gli utili.
Luciano Bertozzi

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